Assago - A scoppio ritardato (o anticipando la prossima stagione di dibattiti, a seconda dei punti di vista), il circolo locale del Partito democratico ha esternato attraverso un documento ufficiale diffuso a fine agosto il proprio pensiero sull'importante accordo di luglio con il quale il sindaco Graziano Musella ha potuto annunciare l'arrivo delle fermate della metropolitana verde entro la fine del 2010. Gli attivisti del Pd sostengono che l'accordo raggiunto dal Comune con Regione, Provincia, Comune di Milano e Metropolitane milanesi non sarebbe così vantaggioso per il Comune, che dovrà reperire tre milioni di euro (400 a cittadino), in aggiunta ai ventuno già stanziati negli anni precedenti per l'opera.
Ma le perplessità del circolo locale riguardano soprattutto il ruolo dello stesso Musella nell'intera vicenda. Il primo cittadino sarebbe infatti al centro di un classico conflitto di interessi essendo, oltre che consigliere provinciale, anche membro del Cda di Metropolitane milanesi.
Circostanza che da un lato deve avere inciso positivamente per il rapido raggiungimento dell'accordo, ma che d'altro canto pone qualche dubbio. Soprattutto alla luce del paragrafo 7 del codice etico della stessa Mm, che recita: «I dipendenti, i collaboratori non subordinati, i componenti del CdA e del collegio sindacale devono evitare tutte quelle attività che siano in conflitto di interesse con la società ».
Sarebbe il caso di un sindaco di una città «cliente» di Metropolitane milanesi. Questo il capo d'accusa del Pd, che verosimilmente incalzerà Musella in merito alla ripresa dell'attività politica in Consiglio comunale.
"Uso il tricolore soltanto per pulirmi il culo", disse Umberto Bossi durante un comizio nel 1997. Eccoci qui a commentare l'ennesima provocazione della Lega Nord, forse è proprio quello che vogliono farci fare, ma come ignorare le proposte di legge di chi governa il nostro Paese? Oltre a governare la Provincia e la Regione più importanti d'Europa? Il presidente dei senatori del Carroccio Federico Bricolo annuncia una legge costituzionale per inserire un comma nell'articolo 12 della Costituzione che riconosca i simboli identitari di ciascuna Regione: dunque, bandiere e inni regionali.
Vent'anni fa, la proposta di bandiere e inni regionali avrebbe fatto ridere, tal quale gli esami di "cultura locale" ai professori extra-regionali e dunque stranieri.
Che dire? Di fronte a un Paese che aspetta scelte di fondo strutturali per affrontare e superare la crisi e a milioni di italiani e decine di migliaia di imprese che aspettano risposte per affrontare l'emergenza perché non ce la fanno più a vivere, loro si occupano delle bandiere regionali da mettere di fianco a quella nazionale... loro comandano e fanno quello che vogliono.
MICHELE SERRA, oggi su Repubblica.it scrive così: L'obiettivo (dichiarato) della Lega era puntare a un secessione impossibile, quella della piccola borghesia benestante e riottosa del Nord (ribattezzata da Bossi "popolo padano", non si sa a quale titolo,) per poi ripiegare su una separazione strisciante, senza professori terroni e senza immigrati tra le scatole, camuffata da "federalismo". Tirare in ballo un inno marchigiano o una bandiera molisana, dei quali nessun marchigiano o molisano ha mai avvertito l'esigenza, serve solo a creare quella confusione simbolica e quel caos identitario che stanno avvelenando la Repubblica e ingrassando la Lega e, attraverso di lei, il governo più anti-repubblicano della nostra storia. I professori e i sapienti che stanno lavorando al Centocinquantenario dell'Unità d'Italia sono avvertiti: la Lega è al governo di questo paese. Loro no.
Oggi ricorre il 20° anniversario dell'uccisione dell'agente di polizia Antonio Agostino e della moglie Ida Castellucci, che era in attesa di un bimbo. L'agguato mortale avvenne a Villagrazia di Carini, alle porte di Palermo, il 5 agosto del 1989. Da quel giorno il padre del poliziotto, Vincenzo Agostino, non ha piu' tagliato la barba. Le indagini sull'omicidio dell'agente, vicino ai servizi segreti, non hanno ancora portato ad alcun risultato. Infatti non sono stati individuati i colpevoli. Un ex poliziotto, oggi in pensione, e' indagato per favoreggiamento aggravato e continuato a Cosa nostra. Nuovi documenti rinvenuti negli archivi della Squadra mobile, che attesterebbero l'attivita' antimafia del poliziotto tra le fila dei servizi segreti, attivita' sempre negata dal Sismi, sono coperti dal segreto istruttorio.In seguito a questi nuovi documenti le indagini hanno avuto una parziale riapertura ma la decisione di apporre all'inchiesta il segreto di Stato rende di fatto difficili ulteriori attivita' inquirenti. Sulla vicenda interviene Sonia Alfano, che presiede l'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia: "A 20 anni dalla morte dell'agente Nino Agostino con la moglie Ida, incinta di 5 mesi, non e' ancora stato tolto il sigillo della vergogna - dice - apposto alle indagini sulla loro morte, il segreto di Stato.
Enzo ed Augusta Agostino genitori dell'agente ucciso da anni urlano a gran voce la propria disperazione senza trovare ascolto. I genitori dell'agente trucidato a Villagrazia di Carini il 5 agosto del 1989, insieme a tutti noi familiari, chiedono soltanto che venga fatta giustizia. Un diritto sacrosanto per un cittadino di uno stato democratico che pero', alla famiglia Agostino, viene costantemente negato tramite l'apposizione del segreto di stato.
Cos'e' che si vuole coprire? Perche' scoprire la verita' sul delitto dell'agente cosi pericoloso? Secretare le indagini e' un gesto che indica il voler coprire i criminali che, con ogni probabilita', ricoprono ancora cariche istituzionali impedendo che la famiglia Agostino ed il popolo italiano possano avere giustizia. Siamo felici - aggiunge Sonia Alfano - per la parziale riapertura delle indagini, per le quali bisogna ringraziare la caparbieta' nell'adempiere al proprio dovere dei pm titolari d'inchiesta, Domenico Gozzo e Nino Di Matteo, ma non possiamo tacere su quel segreto di Stato che rendera' difficile, se non impossibile, il lavoro degli inquirenti.
Siamo e saremo sempre vicini alla famiglia Agostino in questa dura e dolorosa battaglia. Il loro dolore - conclude Sonia Alfano - e' anche il nostro".
La Regione Lombardia ha dato avvio al famigerato Piano Casa, (clicca QUI link) con l’approvazione della legge regionale 13/2009, che consente interventi di edilizia anche nei parchi e nelle aree protette. Le conseguenze saranno disastrose per l’ambiente e per la tutela del patrimonio culturale ed artistico, perchè terreni fertili e costruzioni storiche sono a rischio per gli aumenti di cubatura concessi dalla nuova legge. A ciò si aggiunge la diminuzione dei soprintendenti, dei mezzi a disposizione ed un ritardo nella pubblicazione del Codice dei Beni Culturali, che permette un giudizio solo a lavori conclusi. Viene quindi meno il potere di intervenire a bloccare i lavori nelle aree protette, avviati grazie a licenze comunali.
Perchè il nostro patrimonio culturale ed ambientale non sparisca sotto la logica del mattone e del cemento, Fai, Italianostra, Legambiente, WWf e Lipu hanno chiesto il blocco del Piano Casa della regione Lombardia, soprattutto riguardo alla norma che permette ampliamenti fino al 20% nei centri storici e nei parchi.
I palazzinari - ovviamente - festeggiano l’approvazione del Piano Casa, e vi danno il benvenuto nell’era in cui sarà possibile vedere ville spuntare nei parchi pubblici e dependances private dai palazzi storici, con la Lombardia a fare da apripista.
PIANO CASA LOMBARDIA IN SINTESI
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Ecco che è arrivato, grazie al voto di fiducia e all'ennesima umiliazione del Parlamento, il cosiddetto "decreto anti-crisi", ma anti-crisi di chi? Sicuramente non favorisce la situazione di pensionati, lavoratori e disoccupati. Il decreto legge: rimette le tasse ai terremotati, aumenta l’eta’ pensionistica per le donne, e fa uno sconto a evasori fiscali, spacciatori di droga e trafficanti di armi che vogliano far rientrare in Italia i capitali guadagnati illecitamente. E’ quindi un favore ai ricchi e ai ladri, e va contro terremotati e lavoratori.
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